Sanità, psichiatra Mencacci: “Un’agenzia per promuovere la salute mentale”
“Serve un’Agenzia nazionale per la salute mentale. Il nostro Paese si dovrebbe dotare di un coordinamento per superare le diseguaglianze regionali. Il diritto alla salute mentale viene violato nelle regioni perché non tutti hanno accesso ai servizi. Serve un coordinamento perché le istituzioni possano fin dall’inizio promuovere la salute mentale, dalla gravidanza, fare prevenzione nelle scuole, individuare i predittori di fattori di rischio: segnaliamo le allergie più remote, ma non il rischio di problemi mentali”. Così Claudio Mencacci, psichiatra, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, intervenendo al talk ‘Covid, guerra, crisi economica… quali soluzioni per l’ansia da infodemia?’, ottavo webinar promosso e organizzato da Alleati per la Salute, il portale dedicato all’informazione medico-scientifica sostenuto da Novartis.
All’incontro – moderato da Federico Luperi, direttore Innovazione e nuovi media di Adnkronos – hanno partecipato anche David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), e Daniele Francescon, co-founder di Serenis, piattaforma digitale attiva nel sostegno psicologico. Al centro del dibattito – trasmesso in diretta streaming nei canali social di Adnkronos e disponibile nel portale alleatiperlasalute.it – la questione delle ricadute a livello mentale dello stato di costante di incertezza in cui si sta vivendo dopo due anni di pandemia, segnata da restrizioni fisiche e sociali, oltre che dalla paura del contagio, a cui è seguita la guerra in Ucraina con la tensione e la preoccupazione per la questione economica e finanziaria.
“Non stavamo bene prima della pandemia, o sindemia, visto che ha coinvolto tanti aspetti – spiega Mencacci – I nostri giovani erano già in sofferenza: 1 su 7 aveva un disturbo psichico. La pandemia ha fatto esplodere il problema e così: 1 su 4 ha disturbi depressivi e 1 su 5 disturbi d’ansia. Queste manifestazioni hanno avuto un loro declinarsi con comportamenti di autolesionismo, violenza. Per una corretta informazione” bisogna ricordare che “non sono aumentati i suicidi. È avvento che i nostri giovani, esposti alla totale imprevedibilità, al cambio nei passaggi emancipatori della vita relazionale, affettiva, sportiva, del gruppo, a un cambio e una inversione dei ritmi sonno-veglia, hanno aumentato vulnerabilità con manifestazioni estreme verso di sé come l’autolesionismo e all’esterno, con una clamorosità del fenomeno delle gang con più segnalazioni” di violenza.
Un giovane è più vulnerabile in condizioni di stress come quello pandemico, perché “non ha costruito le traiettorie del futuro – continua lo psichiatra – si trova più in ansia e questo lo manifesta con modalità di sofferenza di cui vediamo la superficie, ma non abbiamo visto il fiume carsico su cui siamo seduti. Gli effetti si vedono a distanza. Ci sono tempi in cui i ragazzi introversi e più chiusi hanno avuto il loro momento ideale, ma su quelli che sono per la vita sociale, di gruppo, vedremo gli effetti più avanti perché si crea quello che gli anglosassoni chiamano ‘languishing’, la perdita di motivazione, un viaggiare più sotto soglia e la grave perdita di possibilità di sviluppo, di futuro”.
Come si è ricordato nel corso della diretta streaming, citando i dati univoci delle società scientifiche di psicologi e neuropsichiatri dell’infanzia e dell’adolescenza, il mix esplosivo tra ‘pericolo clinico’ e incertezza sociale ha portato a un aumento di patologie psichiatriche gravi: +30% negli adolescenti, di disregolazione emotivo-affettiva, autolesionismo, violenza, uso di sostanze, depressione e +70% di disturbi del comportamento alimentare nei minori.
Sono 9 milioni i bambini e gli adolescenti italiani con disordini emotivi dovuti allo stress da pandemia. Rispetto al 2019 sono aumentati dell’84% gli accessi ai servizi di neuropsichiatria per bambini e adolescenti negli ospedali, dell’82% i tentativi di suicidio, fino al 200% l’ideazione suicidaria e raddoppiati i casi di anoressia.
Salute, psicologo online: “Il 60% degli utenti non ha mai fatto terapia”
“Il 60% dei nostri pazienti non ha mai fatto psicoterapia e ci dicono che apprezzano lo scambio con una persona che sta nel loro mondo, sono infatti giovani. Il 70% ha meno di 40 anni. Ci sono lavoratori e genitori. La genitorialità e il rapporto con i figli è l’ambito dove abbiamo più richiesta. Ma il digitale è un mezzo che cambia il setting del supporto psicologico: va usato dove è dimostrato che possa funzionare. È un vantaggio che va, da un lato, a rendere accessibile il servizio, ma anche a incrociare delle esigenze”. Così Daniele Francescon, co-founder di Serenis, piattaforma digitale attiva nel sostegno psicologico, intervenendo al talk ‘Covid, guerra, crisi economica… quali soluzioni per l’ansia da infodemia?’, ottavo webinar promosso e organizzato da Alleati per la Salute, il portale dedicato all’informazione medico-scientifica sostenuto da Novartis.
All’incontro – moderato da Federico Luperi, direttore Innovazione e Nuovi media di Adnkronos – hanno partecipato anche David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) e Claudio Mencacci, psichiatra, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia.
Il servizio psicologico da remoto è esploso con l’emergenza Covid, “ma in realtà – ricorda Francescon – era presente anche prima della pandemia. La psicoterapia online si utilizza da 15 anni nei Paesi anglosassoni ed è supportata da evidenze. Questo tipo di intervento è aumentato con la pandemia”.
Riferendosi ai dati citati durante l’incontro sul disagio mentale, aumentato in tuta la popolazione, ma soprattutto tra i giovani più vulnerabili, Francescon dice che la piattaforma agisce “in un contesto in cui c’è il senso di necessità. I presupposti sono quelli di semplificare e rendere accessibile un servizio. L’esplosione che vediamo di realtà come la nostra – psicologi e psicoterapeutici che si fanno vedere, tecnicamente definiti in vetrina, o come quella di Serenis, che è più da centro medico – cavalca un trend dove il digitale può dare una mano. Dove non c’è prossimità, per esempio, questa è una soluzione”.
“Il digitale è un mezzo e non è indicato per tutti i tipo di disagio – sottolinea Francescon – non ha la stessa efficacia, ma ci sono dati ed evidenze” di dove può essere impiegato in modo utile. Varie associazioni hanno iniziato a regolare questo setting diverso, come l’American psychology association, nel 2012-13. “La pandemia – spiega – ha dato una spinta e quando si creano le opportunità, nascono le aziende che occupano lo spazio”. Serve però “uno sforzo comunicativo congiunto per far passare il supporto psicologico online per quello che è, lavorare e darsi delle regole, un codice etico per evitare che si confonda un’opportunità” con un fine solo commerciale, conclude il co-fondatore di Serenis.
Salute, esperti: “Influencer e cantanti hanno sdoganato i disturbi mentali”
I personaggi dei social, gli influencer, i cantanti e “anche la famiglia reale inglese, con Henry e Megan, hanno sdoganato il problema mentale e fatto un passaggio culturale parlando di disagio, cure, farmaci, senza prendere posizioni ideologiche, ma con molto pragmatismo. Siamo in un Paese chiamato ad alto reddito, in cui però solo la metà delle persone con depressione riceve cure adeguate. Noi finanziamo la salute mentale con il 3,2% (del fondo sanitario, Ndr), mentre Francia e Germania con il 9-10%. Questo ci dice l’abissale differenza con cui viene considerata la salute mentale, la capacità di parlarne e di utilizzare le cure”, afferma Claudio Mencacci, psichiatra, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, intervenendo al talk ‘Covid, guerra, crisi economica… quali soluzioni per l’ansia da infodemia?’, ottavo webinar promosso e organizzato da Alleati per la Salute, il portale dedicato all’informazione medico-scientifica sostenuto da Novartis.
All’incontro – moderato da Federico Luperi, direttore Innovazione e nuovi media di Adnkronos – hanno partecipato anche David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), e Daniele Francescon, co-founder di Serenis, piattaforma digitale attiva nel sostegno psicologico. Durante il dibattito – trasmesso in diretta streaming nei canali social di Adnkronos e disponibile nel portale alleatiperlasalute.it – si è discusso del disagio mentale che, complice la pandemia e le ricadute economiche della guerra russo-ucraina, ha investito tutti, anche personaggi famosi più o meno giovani, influencer e cantanti che sono usciti allo scoperto, denunciando il problema. Oltre ai nipoti della regina d’Inghilterra, anche Chiara Ferragni e Fedez hanno dichiarato di soffrire di ansia e attacchi di panico. Ci sono poi Adele e Lady Gaga, ma anche giovani cantanti di casa nostra, espressione della generazione zeta come Sangiovanni, Ariete, Cmqmartina, Irene Graziosi, Luporini, McDanalds, Mr Rain: la lista è lunga.
A proposito di disagio psicologico, Mencacci ricorda che “le persone che soffrono di disturbi cardiologici oncologici e metabolici hanno comorbidità frequente con depressione e chi ha depressione ha un rischio triplicato di sviluppare queste patologie. Questa comorbidità – continua – significa che sono due patologie co-presenti che peggiorano gli esiti. Chi soffre di depressione ha una aspettativa di vita inferiore di 10-14 anni. Il supporto psicologico è fondamentale non solo per le patologie oncologiche, ma anche nelle situazioni della cardiologia, diabetologia: questa condizione peggiora gli esiti clinici”.
A proposito dell’infodemia, cioè la diffusione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta anche inaccurate, è intervenuto Lazzari, osservando che “sono state fatte ricerche sul tema che dimostrano come l’esposizione eccessiva, quantificata in ore, ai media o social, crea una condizione di ansia e stress. È un dato di fatto – dice lo psicologo -. È evidente che, come tutti i mezzi, vanno usati con equilibrio. È un dato di fatto che i media tendono a enfatizzare o essere ripetitivi: l’abbiamo visto con i bollettini nella pandemia. C’è un effetto di amplificazione che interessa tutte le dinamiche. Abbiamo una realtà che amplifica: è evidente che questa situazione richiede un uso consapevole dei mezzi di informazione perché può creare problemi”.
Sui fattori che caratterizzano l’infodemia, in particolare l’enfasi nel dare le informazioni, Lazzari sottolinea che “non è solo ripetizione e amplificazione. Basta pensare al meteo. Vengono date da qualche anno informazioni meteorologiche come apocalissi e questo, rispetto a come siamo fatti”, crea disagio. “Abbiamo una natura arcaica per cui la nostra fisiologia si confronta con una realtà che è diversa da quella che ci ha formato – spiega lo psicologo -. I messaggi che ci arrivano anche in maniera subliminale rischiano di essere eccessivi. C’è necessità di fare una campagna sui media per affiancare dati oggettivi. È importantissimo dare informazioni autorevoli, mentre molto spesso i media usano i talk show dove appositamente si crea il conflitto che disorienta. Noi, che siamo professionisti della salute, abbiamo come riferimento la scienza e la ricerca, non andiamo avanti a opinioni. Bisogna proteggere la scienza, che sia autorevole. L’autorevolezza crea fiducia, se la disperdiamo perdiamo un patrimonio. La nostra società – conclude Lazzari- è basata sulla fiducia”.
Adnkronos