“I nostri risultati confermano che, tra i guariti” da Covid, “chi ha ricevuto due o tre dosi di vaccino ha un rischio di reinfezione del 50-60% inferiore rispetto a chi non è vaccinato – spiega Manzoli -. Considerando che il numero di persone guarite” da un’infezione Sars-CoV-2 “ammonta oggi a centinaia di milioni in tutto il mondo, questi dati appaiono particolarmente incoraggianti e forniscono informazioni strategiche per le future politiche di controllo della pandemia”.
Il team di ricerca ha coinvolto anche studiosi dell’Università di Ferrara e della Sapienza di Roma, e ha valutato diversi aspetti della reinfezione Covid-19 tra cui le eventuali differenze tra vaccinati con due e tre dosi, la persistenza della protezione 12 mesi dopo l’ultima infezione e la gravità e la contagiosità delle diverse varianti. Sono emersi due risultati principali, riferiscono gli scienziati. Primo: “La vaccinazione dimezza la probabilità di reinfezioni rispetto alla sola immunità naturale ottenuta con una guarigione dal virus”. Secondo: “Anche se si verifica una seconda infezione, la probabilità di sviluppare sintomi gravi è dimezzata nelle persone vaccinate. Simili livelli di protezione sono stati osservati nelle persone vaccinate con una sola dose, anche per la variante Omicron, e fino a 12 mesi dall’ultima infezione”.
Manzoli tiene a sottolineare che “i vaccini hanno ridotto un rischio per fortuna già basso. In termini assoluti il numero di reinfezioni può sembrare preoccupante, ma i casi di sintomi gravi o fatali di Covid-19 tra le persone che sono già guarite una volta sono relativamente poco frequenti: meno di 1 su 1.000”, puntualizza l’epidemiologo.
“Questi risultati – conclude – possono quindi essere utili per pianificare strategie di immunizzazione specifiche per le persone che hanno contratto il coronavirus” Sars-CoV-2.